A cinque mesi dall’inizio del governo di Peter Magyar, l’Ungheria potrebbe finalmente assistere alla revoca delle misure di protezione adottate nel 2022 che per quattro anni hanno bloccato circa 4,2 miliardi di euro in fondi UE ed escluso il Paese dai progetti Erasmus+ e Horizon Europe. Mercoledì, la Commissione UE ha annunciato di aver proposto al Consiglio UE la revoca delle misure che erano state imposte contro il Paese a seguito delle violazioni dello Stato di diritto durante il governo di Viktor Orban, sottolineando che Budapest avrebbe posto in essere le riforme necessarie, ponendo le condizioni per consentire il ritorno delle relazioni alla normalità.

Il primo ministro ungherese Péter Magyar, che ha ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni di aprile, ponendo fine ai 16 anni di governo di Viktor Orbán, ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di sbloccare i fondi europei sospesi destinati all’Ungheria. A maggio, il premier ungherese e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno concordato di sbloccare 16,4 miliardi di euro di fondi UE precedentemente congelati a causa di problemi relativi allo stato di diritto e alla corruzione durante il governo Orbán, di cui 10 miliardi di euro provenienti dal Fondo di ripresa e resilienza post-pandemico (RRF) dell’UE, che scadrà entro la fine dell’anno e 6,4 miliardi di euro di Fondi di coesione, che non hanno una scadenza immediata.

“L’Ungheria ha compiuto passi importanti per rafforzare lo stato di diritto e proteggere gli interessi finanziari dell’Unione. Oggi proponiamo di sbloccare 4,2 miliardi di euro e riaprire le porte di Erasmus+ e Horizon Europe agli studenti e ai ricercatori ungheresi”, ha affermato in una nota la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, confermando che “le riforme portano risultati”.

L’esecutivo europeo ci tiene a precisare che “proteggerà” sempre i fondi UE dalla corruzione e dagli abusi. Secondo quanto affermato dal commissario al Bilancio, Piotr Serafin, “ciò che è cambiato è l’approccio dell’Ungheria” che sotto il nuovo governo guidato da Magyar ha portato avanti importanti provvedimenti volti a “salvaguardare il denaro dei contribuenti europei”.

Se adottata dal Consiglio, la proposta ripristinerebbe 4,2 miliardi di euro di impegni di politica di coesione sospesi e ripristinerebbe l’accesso a Erasmus+ e Horizon Europe per studenti e ricercatori provenienti da università gestite da fondazioni ungheresi di interesse pubblico.

Secondo quanto riferito dalla Commissione UE in una nota Bruxelles “ha valutato le misure correttive notificate dall’Ungheria il 9 settembre 2026 e la loro attuazione, concludendo che l’Ungheria ha affrontato le debolezze e le carenze precedentemente individuate in settori quali gli appalti pubblici, il quadro anticorruzione, i rischi di conflitti di interesse e l’efficacia dell’azione giudiziaria”.

Per Bruxelles, Budapest ha rafforzato i poteri dell’Autorità per l’integrità e il suo accesso ai dati necessari; ha istituito un sistema completo di dichiarazione patrimoniale; ha aumentato la trasparenza e affrontato i rischi di conflitto di interessi relativi ai fondi fiduciari di interesse pubblico, in attesa della loro cessazione; ha esteso il controllo giurisdizionale sulle decisioni delle autorità investigative e giudiziarie; e ha rafforzato significativamente i controlli sui finanziamenti dell’UE, nonché la trasparenza negli appalti pubblici e nella spesa pubblica in generale.

Oltre alle misure adottate ai sensi del Regolamento sulla condizionalità, l’adesione dell’Ungheria alla Procura europea, unitamente alle nuove norme sulla titolarità effettiva e sugli appalti pubblici, rafforza ulteriormente la lotta alla corruzione e la prevenzione dei conflitti di interesse. La Commissione precisa, quindi, che non sussistono più le condizioni per l’applicazione delle misure previste dal regolamento sulla condizionalità, ricordando che il Consiglio avrà un mese di tempo dalla presentazione della proposta della Commissione per decidere in merito alla revoca delle misure di protezione adottate nel 2022.

Cosa riceverà realmente Budapest

La proposta presentata mercoledì dalla Commissione, tuttavia, non equivale allo sblocco immediato dei fondi né alla chiusura di tutte le procedure legate allo Stato di diritto. Il portavoce della Commissione per il bilancio, Balazs Ujvari, ha precisato che i 4,2 miliardi di euro restano bloccati fino a quando il Consiglio non avrà adottato la decisione di revoca, per la quale dispone di un mese. Fino a quel momento resteranno in vigore anche le restrizioni che impediscono nuovi impegni finanziari del bilancio UE con le università ungheresi interessate da Erasmus+ e Horizon Europe. “Oggi questo non è ancora possibile. Se e quando il Consiglio revocherà le misure, da quel giorno sarà nuovamente possibile”, ha spiegato Ujvari.

Lo stesso portavoce ha chiarito che le restrizioni su Erasmus+ e Horizon Europe non hanno riguardato l’intero sistema universitario ungherese, ma 21 atenei. La Commissione non ha invece fornito una stima del numero di studenti che potrebbero beneficiare della riapertura dei programmi.

Restano inoltre congelati circa 3,5 miliardi di euro di fondi di coesione nell’ambito di una procedura diversa dal regolamento sulla condizionalità. Come ha spiegato il portavoce per la Coesione, Maciej Berestecki, circa 2,7 miliardi sono bloccati per il mancato rispetto delle condizioni abilitanti orizzontali collegate alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, in particolare nei settori della libertà accademica, della protezione della comunità LGBTIQ, della cosiddetta legge sulla protezione dei minori e del diritto d’asilo. Altri circa 800 milioni di euro restano sospesi per condizioni tematiche relative all’inclusione sociale, alla strategia di riduzione della povertà e all’inclusione dei Rom. A questo quadro si aggiungono i fondi del dispositivo per la ripresa e la resilienza, che seguono una procedura separata.

Le misure restrittive nei confronti dell’Ungheria erano state adottate dal Consiglio nel dicembre del 2022 su proposta della Commissione con l’obiettivo di proteggere il bilancio dell’Unione dalle violazioni dei principi dello Stato di diritto. Tali violazioni riguardavano i settori degli appalti pubblici, dell’azione penale, del conflitto di interessi, della lotta alla corruzione e dei trust di interesse pubblico.

A seguito di ciò l’UE aveva predisposto la sospensione del 55% degli impegni di bilancio per tre programmi della politica di coesione nel periodo 2021-2027 e il divieto per la Commissione di assumere nuovi impegni giuridici con trust di interesse pubblico ed enti da essa gestiti per i finanziamenti dell’UE attuati in regime di gestione diretta o indiretta, come Erasmus+ e Horizon.

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